All’orizzonte, un sorriso

spirit

C’è una possibilità. Un tentativo necessario per portare a casa la partita. Domani si riprova. Andremo al porto per tentare di superare gli ostacoli diplomatici che si sono presentati sul nostro cammino. Bisogna puntare la sveglia molto presto. Il ritrovo è fissato per le 5 del mattino. Breve meeting, una salutare camminata mattutita con bagagli sulle spalle e nuovo controllo all’ufficio immigrazione del porto di Larnaca.
Dovrei dormire, ma non riesco. Provo una sensazione strana. Una combinazione tra eccitazione e pura paura. Forse non potrebbe essere altrimenti; in fondo mi sto imbarcando per dimostrare l’illegittimità di un dominio generatore di morte e disperazione.
L’inferno di Gaza non si limita ai territori occupati, si esporta. E’ forse l’unica cosa che può uscire da quel fazzoletto di terra. Achmed ne è l’esempio. E’ il ragazzo che vive in Inghilterra del quale vi ho parlato pochi giorni fa. Lui ha deciso di tentare un’altra strada e ce l’ha fatta. Ha preso un volo per il Cairo ed è riuscito ad entrare, attraverso il valico di Rafah, a Gaza. Oggi è arrivata questa splendida notizia. Gli attivisti del Free Gaza hanno a stento trattenuto le lacrime. La gioia nel sapere che quel ragazzo timido e impacciato, costretto a tentare l’impossibile per vedere i propri cari, avesse centrato l’obiettivo, ha illuminato il volto dei presenti. E’ questo il Free Gaza, la consapevolezza di lottare per smussare un’aberrante ingiunstizia.
Io prenderò probabilmente parte al progetto. Mi sento fiero, spaventato, incredulo e spesso smarrito. Non lo faccio per lavare la mia coscienza di occidentale fortunato. Lo faccio per credo sia giusto. Se regalare un sorriso a un popolo oppresso è un errore, allora non ho capito niente della vita.
Ci vediamo tra 30 ore.


About this entry